Propaganda di guerra e propaganda di pace durante la Guerra dei Trent’anni – Angela De Benedictis – Università degli studi di Bologna (DICEMBRE 2022)

Per gli storici dell’età moderna la situazione in cui ancora oggi ci troviamo, a ormai più di nove mesi dall’inizio della guerra russo-ucraina, fornisce numerosi elementi di riflessione – da tutti i punti di vista – per ritornare a considerare le guerre che hanno continuamente attraversato l’età moderna. Tra questi elementi vi è certamente la propaganda.

In questo senso può avere un certo interesse scorrere alcune delle immagini che, durante la Guerra dei Trent’anni, venivano utilizzate da tutte le parti in conflitto, nelle diverse fasi. Alcune di esse sono alquanto note. Ma non è forse altrettanto nota la raccolta che ne fece, durante la II Guerra mondiale, uno storico che insegnò a Princeton dal 1924 al 1976, Elmer A. Beller (poi deceduto nel 1980).

Il lavoro che qui si riproduce dalle fotocopie da me utilizzate durante più di un corso negli anni di insegnamento è, appunto quello di Elmer A. Beller, Propaganda in Germany during the Thirty Years War, Princeton, Princeton University Press, 1940. Si tratta della riproduzione di 24 frontespizi di fogli volanti, accompagnati dal relativo testo. Non è solo il lavoro di uno storico, che dedica il libro a Erwin Panofsky. È, anche, il lavoro di chi aveva avuto diretta esperienza sia della I sia della II Guerra mondiale, avendo servito durante la I nei Corpi medici dell’esercito statunitense (Army Medical Corps)e nella II nell’Ufficio per le Informazioni di Guerra (Officeof War Information).

Nella prefazione, datata settembre 1939, questa esperienza è indirettamente desumibile da quanto l’autore scrive: «La propaganda è così importante nel mondo moderno che qualsiasi informazione su come abbia funzionato nel passato deve essere di interesse anche nel presente. Il passato, peraltro, differisce dal presente. Talvolta, quindi, è difficile vedere lo stesso fattore – o fattori analoghi – durante un periodo che, almeno superficialmente, sembra avere pochi elementi in comune con i nostri giorni. Uno studio più approfondito, però, rivela paralleli considerevoli» (traduzione mia). E pure dal suo ringraziamento a chi lo aveva aiutato a comprendere gli «aspetti psicologici della propaganda» (p. VII).

Nella introduzione (pp. 3-12) Beller sintetizza in poche efficaci pagine gli eventi fondamentali delle varie fasi della guerra e i protagonisti in gioco (pp. 3-5), quindi illustra brevemente ognuna delle ventiquattro immagini riprodotte, inserendo alcune riflessioni che insistono sulla comparazione tra Guerra dei Trent’anni e II Guerra mondiale.

«I mezzi impiegati dalla propaganda erano simili a quelli usati nei nostri giorni» (p. 5).

«La differenza più marcata tra la propaganda di oggi e quella del XVII secolo sta nel fatto che allora la propaganda di guerra poteva essere attaccata dalla contropropaganda per la pace. Numerosi pamphlets e fogli volanti sottolineavano le sofferenze della popolazione civile». (p. 11).

Non rimane che osservare attentamente l’antologia offerta da Beller, segnalando una molto recente amplissima rassegna di studi sulla Guerra dei Trent’anni, che è un’ottima guida alla visione del libro di Beller: Davide Dainese, Note sulla produzione storiografica recente intorno alla Guerra dei Trent’anni. Parte I. Il 1998 come turning point, in «Cristianesimo nella storia», 43, 2022, pp. 133-188.

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