“Studi gesuitici e rinnovamento storiografico” – Sabina Pavone – Università di Macerata

H.-Daumier

Sono ormai alcuni decenni – sicuramente dalla fine degli anni Novanta del XX secolo – che il campo degli studi gesuitici ha abbandonato le rive ormai un po’ asfittiche della tradizionale storiografia cattolica per aprirsi ad ambiti molto differenti uno dall’altro quali la storia della scienza, la storia del teatro, la storia di genere, la storia della musica, la storia economica solo per citarne alcuni. Sono periodizzanti, in tal senso, i volumi – The Jesuits: Cultures, Sciences and the Arts I e II – editi da John O’Malley e altri. A questo rinnovamento ha indubbiamente contribuito la grande messe di fonti gesuitiche il cui utilizzo è stato favorito da una serie di ricchissimi archivi – in primis l’Archivio Romano della Compagnia (ARSI) che contiene la documentazione in arrivo dalle periferie al centro del governo. La grande cura per la trasmissione della propria memoria da parte della Compagnia di Gesù emerge oggi da ricerche in corso come quelle sulle Indipetæ, le lettere inviate dai gesuiti al generale per convincerlo a mandarli in missione, che pur nella loro peculiare stereotipia fanno emergere alcuni caratteri peculiari della psicologia gesuitica, così come d’altronde i racconti di vocazione messi a fuoco recentemente da una ricerca di Adriano Prosperi. L’attenzione quasi maniacale per lo scriver lettere – a partire da quella famosa di Ignazio di Loyola nella quale il fondatore esplicitava l’importanza per un ordine religioso dall’ambizione universalistica dell’uso della corrispondenza come strumento di governo e di comunicazione tra le quattro parti del mondo – consentono oggi agli storici di guardare agli archivi della Compagnia di Gesù come a una miniera preziosa per indagare campi di ricerca assai disparati.

Lo studio delle relazioni globali in età moderna vede in primo piano le interconnessioni tra civiltà e mondi differenti non solo su un piano prettamente economico ma anche a livello sociale, culturale e religioso. In effetti, il tema dell’evangelizzazione è uno di quelli che meglio si adatta a essere studiato in una dimensione globale e non è dunque un caso se oggi molti degli studi storiografici più interessanti sulla Compagnia di Gesù si leghino proprio a quella che lo storico Sanjay Subrahmanyam ha proposto di chiamare storia connessa. Lo stesso studio della cartografia, d’altronde, come mostra l’editoriale del mese di novembre di Angelo Cattaneo, non sarebbe la stessa senza il contributo di gesuiti come Matteo Ricci o Michele Ruggeri. Se guardiamo poi al contesto latino-americano le ricerche di Aliocha Maldavsky, Charlotte de Castelnau, Carlos Zeron, hanno mostrato quanto siano essenziali le fonti gesuitiche per indagare le relazioni tra colonizzazione, schiavismo ed evangelizzazione nella prima età moderna, così come per il mondo africano i lavori di studiosi come John Thornton, Festo Mkenda, Leonardo Cohen.

Di questa apertura alla storia globale è testimone anche la nuova rivista di studi gesuitici Journal of Jesuit Studies (2014 -), che ha rinnovato il panorama delle riviste di settore aprendosi soprattutto a una storiografia laica e internazionale, ormai del tutto svincolata dalla tradizione storiografica gesuitica che vedeva soprattutto nella rivista Archivum Historicum Societatis Iesu la sua bandiera e che, tuttora, pur apertasi anch’essa a contributi di studiosi esterni alla Compagnia, viene sponsorizzata dallo stesso ordine. Se si scorrono, infatti, gli indici del JJS, che ha scelto di dare ampio spazio ai numeri monografici, si trovano volumi dal taglio più tradizionale come quelli sulle missioni, sulle biblioteche, sui consiglieri dei principi, ma anche numeri monografici sul genere e la mascolinità, sulla musica, sul comunismo, sui soldati, sugli studi ambientali, nonché sui gesuiti insigniti da Israele del titolo di “Giusti tra le Nazioni”.

Lo stesso JJS è stato promotore inoltre di un’impresa di taglio essenzialmente storiografico, la Jesuit Historiography Online – risorsa elettronica disponibile gratuitamente sul sito BrillOnline Reference Works – che ha coinvolto studiosi di vaglia di molti paesi (non solo anglofoni e non solo occidentali) nella redazione di una settantina di voci (non tutte ancora disponibili) secondo un’organizzazione geografica e tematica, indubbiamente una risorsa importante per chi voglia farsi un’idea sulle ricerche recenti sugli studi gesuitici (cui si accompagna la risorsa bibliografica del New Sommervogel online, promosso dal Boston College). La Jesuit Historiography Online nella prima parte privilegia un taglio per continenti e stati nazionali, con saggi che nella maggior parte dei casi affrontano la storia della Compagnia di Gesù separando il periodo dalle origini fino alla soppressione (1773) da quello successivo alla Restaurazione (1814). È questa una novità significativa negli studi relativi alla Compagnia perché solo negli ultimi anni si è cominciato a studiare sistematicamente la storia ottocentesca e novecentesca dell’ordine. Soprattutto, si è cercato di applicare anche al periodo post-Restaurazione un taglio che esulasse dalla tradizionale storia ecclesiastica per indagare la storia gesuitica in un’ottica globale metodologicamente avanzata. In questo senso, quando nel 2004 ho pubblicato il volume La Compagnia di Gesù dalle origini alla soppressione mi sono volutamente fermata al Settecento perché gli studi allora disponibili non permettevano di affrontare con lo stesso approccio metodologico anche il periodo successivo, cosa che invece ha potuto fare Claudio Ferlan nel suo più recente I gesuiti, segno di una stagione storiografica che nel giro di poco più di un decennio si è profondamente trasformata.

I volumi che mostrano una novità di approccio e un’apertura globale per l’età contemporanea sono diversi, mi limito qui ad alcuni esempi. John Mc Greevy, nel suo American Jesuits and the World propone di vedere l’espansione dei gesuiti nel corso dell’Ottocento come una delle più grandi migrazioni della storia moderna, capace di dare un volto più moderno e globale al cattolicesimo; il volume curato da Robert Maryks e Jonathan Wright – Jesuit Survival and Restoration: A Global History, 1773-1900 – adotta una periodizzazione attenta a recuperare anche il periodo di transizione tra la vecchia e la nuova Compagnia. La scomparsa dell’ordine tra il 1773 e il 1814 non significò la fine dei network gesuitici, molto spesso tenuti in vita da una forte presenza femminile come mostrano tra gli altri i volumi di Alicia Fraschina sulle Mujeres consagradas en el Buenos Aires colonial o il volume curato tra gli altri da Silvia Mostaccio (il ruolo delle comunità femminili nelle missioni gesuitiche è, peraltro, messo bene in luce anche per il Giappone della prima età moderna da Nawata Ward). Anche la serie curata da Perla Chinchilla per l’Università Ibero-Americana di Città del Messico, pubblicata in occasione del bicentenario della Restaurazione della Compagnia e composta da volumi tematici (educazione, missioni, filo e anti-gesuitismo, fonti) è costruita in modo da tenere insieme la storia dell’antica e quella della nuova Compagnia. Una prospettiva altrettanto globale e altrettanto di lungo periodo è quella proposta nel volume Jesuits and Globalisation, curato da José Casanova e Tom Banchoff, due studiosi, un sociologo e uno scienziato della politica, i quali partendo dalla convinzione che la prima globalizzazione abbia ricevuto un forte impulso proprio dalla vocazione universalistica della Compagnia di Gesù, hanno coinvolto un gruppo di ricerca in un originale percorso volto a tenere insieme la storia globale dei gesuiti sulla lunga durata con le “sfide contemporanee” che la stessa si trova ad affrontare: dal tema dei rifugiati e della mobilità, alla giustizia sociale, ai diritti umani e al bene comune.

Di recente pubblicazione (al momento solo in formato elettronico, ma presto disponibile anche su carta) è poi un Oxford Handbook of the Jesuits curato da Ines Županov che pure unisce un approccio tematico a quello geografico, tenendo ugualmente in conto una dimensione di lunga durata.

In effetti, come si accennava all’inizio, ciò che di più interessante ha oggi da proporre una storiografia che si confronta con le fonti gesuitiche è un’apertura verso temi che non sono di storia della Compagnia in senso stretto. Non a caso sia l’Oxford Handbook of the Jesuits che la Jesuit Historiography Online si aprono a una serie di temi – dalla linguistica, alla musica, al diritto, alla cartografia, ai rapporti con le altre religioni (buddismo, induismo, islam) – che mostrano chiaramente come il paradigma degli studi gesuitici sia mutato. Si è fatto il nome di Sanjay Subrahmanyam come colui che proponendo di lavorare intorno alla connected history (in particolare per ciò che riguarda l’India della prima età moderna) ha utilizzato molto spesso fonti gesuitiche, ugualmente Ângela Barreto Xavier e Ines Županov nel loro recente lavoro sull’orientalismo cattolico hanno costruito un percorso in cui la funzione dei gesuiti come passeurs culturels – per utilizzare una definizione in voga negli studi recenti (pensiamo ai lavori di Serge Gruzinski), non può essere sottostimata. E d’altronde anche un libro come Impressions de Chine di Antonella Romano, sulla circolazione dei saperi tra Europa e Cina tra la metà del Cinquecento e la fine del Seicento vede i missionari gesuiti come protagonisti, in una chiave metodologica che propone un rinnovamento della storia della scienza attraverso la storia globale da una parte e quella visuale, attenta alla creazione di diversi immaginari, dall’altra. Gli esempi su questa ricchezza di proposte si potrebbero moltiplicare, ma per concludere mi piace citare Sbornie sacre, sbornie profane, il cui autore – Claudio Ferlan – nel proporre una convincente Storia dell’ubriachezza tra Vecchio e Nuovo mondo ci conduce attraverso le tradizioni alcoliche delle popolazioni pre-colombiane utilizzando molte fonti gesuitiche, richiamandone l’imprescindibilità ma al tempo stesso sottolineando la cautela con cui la voce dei vincitori deve essere accolta quando narra la storia dei vinti. Anche un campo di studi come quello sull’alimentazione può dunque essere proficuamente indagato grazie all’impegno secolare dei gesuiti nella ricostruzione di una memoria che non è solo la loro ma spazia in innumerevoli direzioni.

Per approfondire:

John O’Malley et al. (eds.), The Jesuits: Cultures, Sciences and the Arts I, University of Toronto Press, Toronto-Buffalo-London, 1999

Sabina Pavone, I gesuiti dalle origini alla soppressione, Laterza, Roma-Bari, 2004 (nuova ed. 2013)

John O’Malley et al. (eds.), The Jesuits: Cultures, Sciences and the Arts II, University of Toronto Press, Toronto-Buffalo-London, 2006

Haruko Nawata Ward, Women Religious Leaders in Japan’s Christian Century, 1549-1650,Ashgate 2009

Carlos Alberto de Moura Ribeiro Zeron. Ligne de foi: La Compagnie de Jésus et l’esclavage dans le processus de formation de la société coloniale en Amérique portugaise (XVIe–XVIIe siècles), Honoré Champion Éditeur, Paris, 2009

John Thornton, L’Africa e gli africani nella formazione del mondo atlantico, 1400-1800,Il Mulino, Bologna, 2010 (ed. or. 1992)

Aliocha Maldavsky,Vocaciones inciertas: misión y misioneros en la provincia jesuita del Perú en los siglos XVI y XV, Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Sevilla-Lima, 2012

Alicia Fraschina, Mujeres consagradas en el Buenos Aires colonial, Buenos Aires, Eudeba, 2010

Silvia Mostaccio et al. (eds.), Echelles de pouvoir, rapports de genre : Femmes, jésuites et modèle ignatien dans le long XIXe siècle, Presses Universitaires de Louvain, Louvain, 2014

Robert Maryks-Jonathan Wright (eds.), Jesuit Survival and Restoration: A Global History, 1773-1900, Brill, Leiden-Boston, 2014

Sanjay Subrahmanyam, Mondi connessi. La storia oltre l’eurocentrismo (secoli XVI-XVIII), Carocci, Roma, 2014

Claudio Ferlan, I gesuiti, Il Mulino, Bologna, 2015

Angela Barreto Xavier-Ines G. Županov, Catholic Orientalism: Portuguese Empire, Indian Knowledge (16th-18th Centuries), Oxford University Press, Oxford, 2015

Adriano Prosperi, La vocazione. Storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino, 2016

John Mc Greevy, American Jesuits and the World: How an Embattled Religious Order Made Modern Catholicism Global, Princeton University Press, Princeton-Oxford, 2016

José Casanova-Tom Banchoff (eds.), The Jesuits and Globalization: Historical Legacies and Contemporary Challenges, Georgetown University Press, Washington D.C., 2016

Antonella Romano, Impressions de Chine: L’Europe et l’englobement du monde (XVIe-XVIIe siècle), Fayard, Paris, 2016

Sanjay Subrahmanyam, Europe’s India: Words, People, Empires, 1500-1800, Harvard University Press, Cambridge MA-London, 2017

Aliocha Maldavsky, Les laïcs dans la mission Europe et Amériques, XVI-XVIIIe siècle, Tours, Presses de l’Université François Rabelais, 2017

Girolamo Imbruglia, The Jesuit Missions of Paraguay and a Cultural History of Utopia (1568–1789), Brill, Leiden, 2017

Claudio Ferlan, Sbornie sacre, sbornie profane. L’ubriachezza dal Vecchio al Nuovo mondo, Il Mulino, Bologna, 2018

Risorse online:

Ines G. Županov, Oxford Handbook of the Jesuits, Oxford University Press, Oxford, (online: http://www.oxfordhandbooks.com/view/10.1093/oxfordhb/9780190639631.001.0001/oxfordhb-9780190639631)

Journal of Jesuit Studies (online): http://booksandjournals.brillonline.com/content/journals/22141332

Jesuit Historiography Online-Brillhttps://brill.com/view/db/jho

The Boston College Jesuit Bibliography, The New Sommervogel Online (NSO): https://brill.com/view/db/nso