“Percorsi di storia militare” – Alessandra Dattero – Università degli Studi di Milano

H.-Daumier

La storia militare, un tempo praticata prevalentemente da studiosi in divisa, dall’ultimo dopoguerra è entrata a pieno titolo fra gli oggetti d’interesse della storiografia accademica, guadagnandosi un posto di tutto rispetto, fino a diventare un punto di riferimento ineludibile per altri più consolidati orientamenti della ricerca storica. Essa ha manifestato molto precocemente una vocazione alla considerazione unitaria di processi su una vasta scala spazio-temporale, secondo le linee interpretative della World History, ad opera di studiosi del calibro di William Mc Neill, Geoffrey Parker e Jeremy Black, eleggendo a fattore chiave del divenire storico i contatti e lo scambio di idee, conoscenze e tecnologie fra differenti società.

A fianco a questa propensione la storia militare ha trovato ampio spazio nell’ambito degli studi sui processi di State Building e di controllo sociale, fino agli sviluppi più recenti, orientati alla concettualizzazione dello stato fiscale-militare. L’analisi delle strutture fondate o coordinate dallo stato durante l’età moderna non può infatti prescindere dalla considerazione dell’esigenza di disporre di sempre più ingenti forze militari, che a loro volta si sono dimostrate importanti catalizzatori dei processi di consolidamento delle strutture statali. Quella militare è una delle componenti fondanti della società di età moderna, e dal suo studio sono scaturite tematiche che si sono rivelate utili a molti altri ambiti della ricerca storica. Questo non perché si ritenga che la guerra sia da considerare un elemento essenziale della natura umana, ma perché per l’epoca che ci riguarda appare come uno dei fenomeni che hanno concorso alla costruzione di società complesse.

A fianco all’elaborazione di questi importanti quadri di riferimento alcuni storici hanno avvertito l’esigenza di tornare ad occuparsi della guerra guerreggiata, dell’esplosione del conflitto, il cui studio fino a tempi recenti è stato egemonizzato dai militari o dalle scienze sociali. Si è fatta strada l’idea di concepire una Nouvelle histoire bataille, che ha sviluppato profonde intersezioni con la New Cultural History, con l’antropologia, e che si muove nel senso di una storia culturale della guerra, per i soldati come per i civili, ed è quindi evidentemente di segno molto mutato rispetto alla sua tanto vituperata antesignana. Si va ben oltre lo studio tradizionale delle battaglie, in cui le unità militari erano considerate come blocchi su una carta, come corpi uniformi che obbediscono ad un comandante. Queste unità sono invece formate da uomini di diverse età e attitudini, di cui si vogliono conoscere le condizioni materiali, i sentimenti, le aspirazioni. Di qui la maggiore attenzione rivolta alle cosiddette “autotestimonianze”, diari, lettere, narrazioni in prima persona, che ci restituiscono la guerra esperita dai suoi protagonisti. Testimonianze che sono mediate dai condizionamenti di ceto, genere, professione e dal modo in cui ciascuno di essi ha considerato la guerra.