“Il posto della storia” – Maria Pia Donato – Institut d’Histoire Moderne et Contemporaine (IHMC) /Università degli Studi di Cagliari

H.-Daumier

In questi mesi è in discussione la revisione delle classi di laurea e dei settori scientifico-disciplinari al fine, indicato dal Miur, di aggiornare l’ “impianto della classificazione dei saperi che, nel rispetto delle specificità nazionali delle attività di ricerca e di didattica, lo renda meno rigido, più aderente agli attuali sviluppi culturali, nonché più funzionale e coerente con gli indirizzi europei”. Un parere presentato dal CUN il 7 maggio 2018 è stato, com’è noto, criticato nelle finalità e nel merito da alcune società scientifiche.

Non è certo mia intenzione discutere tale proposta. Mi pare tuttavia che non si debba perdere l’occasione per una riflessione, non dico sullo statuto epistemologico, le finalità e le prospettive della Storia nel terzo millennio, ma almeno sul posto delle discipline storiche nell’architettura dell’università italiana come si riflette oggi nelle aree/settori CUN. Non sarebbe il momento di ripensare l’innaturale cantonamento delle storie extra-europee in area 14 o la frattura tra le discipline storiche di area 10 e 11, a fronte dell’esigenza di /tendenza ad ampliare la prospettiva spaziale e cronologica dell’analisi storica? E che dire dell’archeologia, in un momento in cui gli storici si riappropriano della dimensione materiale dei fenomeni e ne fanno un vero strumento euristico? Si potrebbe continuare…

Ogni classificazione dei saperi ha, insieme, delle profonde motivazioni e una buona dose di arbitrario. Nondimeno, l’impianto storicista della tradizione gentiliana e il positivismo neoumanista di una scienza dell’Uomo in definitiva ancorata a valori trascendenti, di cui l’attuale classificazione CUN è un retaggio, appaiono ormai più un problema che una risorsa.

Ovviamente i settori disciplinari non frappongono, in sé, ostacoli insuperabili alle collaborazioni trans-aerea. Sarebbe però ingenuo credere che non producano degli effetti reali in termini di organizzazione della didattica e valorizzazione della ricerca – in una parola, scoraggiano le nuove sfide che la storiografia italiana può e vuole raccogliere.