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Editoriale

L’Europa e l’Impero ottomano in età moderna, tra “crociate tardive” e guerre sante - Simona Negruzzo - Alma Mater Studiorum Università di Bologna - 03/11/2020

Nell’estate appena trascorsa, il ritorno di Santa Sofia al ruolo di moschea è stato interpretato come l’ultimo atto, simbolico in questo caso, del confronto secolare tra Oriente e Occidente, una sfida che per molti continua a perseguire logiche da crociata. Negli ultimi anni e in diverse occasioni, lo stesso presidente della Repubblica Turca, Recep Tayyip Erdoğan, ha stigmatizzato la politica esercitata dall’Unione Europea verso Ankara come una vera e propria “crociata”, mentre diverse personalità occidentali non hanno mancato di ostentare simboli religiosi brandendoli come spade in vista di un apocalittico scontro finale.

Oggi, un rinnovato interesse per la storia turca di età moderna, specie in riferimento all’Europa, si è risvegliato sia in Turchia, sulla scia del neo-ottomanesimo politico rinfocolatosi agli inizi del terzo millennio, sia in Occidente, dove gli storici, raffinando le ricerche sul Mediterraneo e i Paesi che vi si affacciano, cercano orizzonti più globali e si occupano con maggiore curiosità delle relazioni transculturali del passato. Sembrerebbe dunque giunta al termine quella sorta di condanna al silenzio, con cui Maria Pia Pedani, recentemente scomparsa, già una decina di anni fa, caratterizzava la passata e incerta storiografia sugli Ottomani, che, senza la necessaria conoscenza della lingua turca e delle fonti in essa redatte, aveva consentito il persistere di giudizi sommari sulla civiltà ottomana (basti pensare alla carsica categoria di “scontro di civiltà”) e la sopravvivenza di scansioni storiografiche più popolari che reali nelle vicende del sultanato1.

In questi ultimi decenni, la storia delle crociate sta vivendo nel suo complesso una stagione di autentica rigenerazione a partire da una profonda riflessione sull’uso stesso del termine, applicato a eventi o scontri nel tempo lungo del secondo millennio2. Se la storiografia tradizionale l’aveva considerato per molto tempo un evento da circoscrivere al medioevo, tanto da diventarne emblema e chiave interpretativa, proprio dagli studi sui secoli successivi al periodo delle crociate cosiddette “classiche” (1098-1270), giungono le acquisizioni più innovative e stimolanti.

Alcuni esponenti della scuola storica francese, sulla scia della tradizionale vocazione orientalistica, si sono pronunciati al riguardo, da Paul Alphandéry, che aveva sostenuto che «la crociata nell’anima collettiva dell’Occidente continuasse a vivere dopo il XIII secolo», ad Alphonse Dupront il quale, pur convenendo che la crociata spariva dalla trama degli eventi, la ammetteva come «presenza nascosta, più o meno sepolta attraverso i tempi moderni»3

Géraud Poumarède, con Pour en finir avec la croisade (titolo ‘parlante’!), ha contribuito ultimamente a svincolare l’idea di crociata dalla nube mistica in cui era avvolta, facendo emergere i più prosaici meccanismi economici sottesi ai pellegrinaggi armati4. Il suo obiettivo è stato quello di smontare, rivedere o superare alcuni dei luoghi comuni utilizzati per leggere e interpretare il complesso fenomeno delle crociate, e verificare se, e in che misura, fosse ancora possibile parlarne nel corso dell’età moderna.

Se sulla conclusione dell’epopea crociata al XIII secolo si converge quasi all’unanimità, la ricognizione complessiva di tale fenomeno resta ancora magmatica tanto che, alla luce delle ricerche più recenti, la sua stessa periodizzazione suggerisce ulteriori riflessioni. Ci si domanda, ad esempio, se sia il caso di comprendere pienamente anche i secoli della prima età moderna introducendo la definizione di “crociate tardive”, cioè quando dal XIV secolo l’Europa cristiana si misurò non più solo con gli arabi, ma con l’Impero Ottomano e identificò la crociata come sinonimo di guerra santa5. A dimostrazione di ciò, basti pensare al censimento compiuto da Marco Pellegrini di quelle crociate che si sono consumate dal rinascimento in poi, fino a riverberarsi nel tardo barocco6, e ai numerosi “appelli ai Turchi” che si infittirono tra XV e XVI secolo, preludio a crociate idealizzate e irrealizzabili, dei quali Giovanni Ricci non manca di segnalarci nelle sue indagini7. Viene così inglobata la stessa battaglia di Lepanto (1571)8, intesa come conclusione dell’ennesima spedizione crociata contro l’Impero ottomano, ultima di una serie di campagne d’armi, ipotizzate o realmente combattute; ci si spinge, poi, fino alla fine della guerra di Candia (1669) o alla sconfitta turca di Kahlenberg nel 1683, quando terminò il secondo assedio ottomano di Vienna9.

Le informazioni presenti nelle fonti relative a quest’epoca sono spesso accompagnate dal ripetuto invito a intraprendere la «santissima, pia et christiana impresa» per contrastare il pericolo turco10. Poiché nella maggioranza dei casi non hanno ottenuto l’effetto sperato, questi testi sono stati a lungo ignorati dagli storici, ma oggi progressivamente valorizzati in quanto fonti preziose e ricche di indicazioni, in grado di farci apprendere molto sulla visione geostrategica dominante dalla fine del Medioevo e sull’evoluzione dei rapporti di forza tra le potenze europee. La lettura e l’uso di questa tipologia di fonti dev’essere quanto mai equilibrata, capace di confrontare l’infiammata retorica degli accorati appelli alla crociata e la realtà meno nobile, ma più concreta della difesa degli interessi commerciali e nazionali dei singoli Stati: tutto ciò non demolisce l’impianto teorico che sorregge la monumentale ricerca di Dupront, ma consente di compiere un passo in più, portando a riconoscere nei proclami ammantati di idealità e in difesa del cattolicesimo, anche le strumentali suggestioni contenute nell’esortazione pontificia alla crociata11.

Ma, a partire dal XVI secolo, le crociate, atti storici legati a doppio filo all’idea religiosa, avranno come unico scopo quello di bloccare l’avanzata turca. L’idea di riconquistare Gerusalemme rimane nei cuori, come una seconda tappa, dopo la vittoria sperata sugli Ottomani. I progetti resteranno lettera morta: dapprima le tensioni politiche tra Francesco I e Carlo V, così come la divisione della cristianità con l’avvento della riforma di Lutero, non permetteranno più di raccogliere fondi e truppe per partire alla riconquista della Città Santa. Si trattava del modo aggiornato con il quale, ancora fino al XVIII secolo, si sarebbero identificate le crociate contro gli infedeli, ben diverse da quel “santo passaggio” dei crucesignati medievali e ormai non più finalizzate direttamente alla liberazione dei luoghi santi di Palestina, bensì all’annientamento di una potenza considerata, per mare e per terra, nemica naturale e incompatibile con l’Occidente cristiano.

Ecco allora che Poumarède suggerisce di riequilibrare e anche ridimensionare il concetto di crociata, evitando di incorrere nel rischio di farne una categoria totalizzante attraverso cui spiegare una serie di eventi del XVI e XVII secolo: tanto i medievisti hanno rivolto maggiormente la loro attenzione alle forme della guerra, quanto i modernisti privilegiano la riflessione sugli obiettivi della lotta, insistendo sul rovesciamento che si opera tra una crociata offensiva, diretta contro i territori musulmani, e una guerra santa difensiva destinata a preservare un mondo cristiano minacciato dal nemico12.

Il Papato che, a partire da Innocenzo III, aveva applicato il termine di crociata alla lotta contro gli albigesi e, in seguito, verso le insorgenti forme ereticali e di dissenso fino al confronto con le popolazioni nord-europee, promuoverà con Pio V la ricostituzione della Lega Santa per una crociata risolutiva13. Lo scenario politico, però, è ormai mutato, gli alleati (spagnoli e veneziani) sono poco convinti di questa azione perché in contrasto con i propri interessi economici e i monopoli commerciali. La perdita prima di Cipro, e la resistenza di Malta, spingeranno ad agire, ma il realismo condurrà poi a desistere per salvaguardare i tornaconti di ciascuno dei contraenti.

L’elemento che si va ad aggiungere è la Mediterranée di braudeliana memoria: uno spazio ancora attrattivo per gli Stati moderni a dispetto delle traiettorie oceaniche, soprattutto dalla comparsa degli ottomani sul teatro europeo fino a metà Settecento. Il rapporto tra turchi e cristiani si dipana alternando pace e guerra, scontro e convivenza relativamente pacifica, un commercio assai florido, malgrado le molte interdizioni dell’autorità pontificia. Quest’ultima ebbe spesso una condotta contraddittoria influenzata da interessi economici contingenti (il caso dell’allume fu emblematico), un po’ come accadde a Venezia che, da sempre, impostò pragmaticamente i rapporti con Costantinopoli.

I bagliori della guerra santa hanno oscurato a lungo la lotta contro i turchi, ma progressivamente essa diventa una guerra come le altre, nei suoi modi e nelle sue finalità, lasciando che l’invocazione alla crociata si svuoti del suo significato ed entusiasmo, per rivestirsi di orpelli retorici e vigore oratorio. Secondo Poumarède la guerra turca venne banalizzata relegando all’ultimo posto l’antagonismo religioso e si coniugò allo sviluppo di relazioni durevoli tra i sultani e alcuni sovrani cristiani per favorire l’entrata progressiva dell’Impero ottomano nel gioco degli Stati europei14. Ma occorre ammettere che, agli occhi occidentali, tale integrazione non si realizzò nemmeno al termine dell’età moderna.

Dobbiamo soprattutto al gruppo coordinato dall’Università di Toulouse - Le Mirail e dall’Università di Praga la realizzazione di uno specifico programma di ricerca: Les Croisades tardives. Conflits interconfessionnels et sentiments identitaires à la fin du Moyen Age en Europe, finanziato dalla Agence Nationale de la Recherche (ANR). Il progetto, consacrato alle crociate dal XIV al XVI secolo, aspirava a rinnovare l’approccio al tema inserendo le “crociate tardive” nel quadro più vasto delle diverse forme di confronto interconfessionale e interreligioso che si manifestarono soprattutto a partire dai successivi secoli moderni. Dal 2006 al 2010, un ciclo di incontri internazionali biennali ha consentito il confronto fra studiosi di formazione, interessi e provenienze diverse, approdando a una serie di pubblicazioni che si configurano come una tappa imprescindibile per quanti volessero dedicarsi a questa tipologia di ricerche15.

L’iniziativa ha avuto il merito di costruire una rete di ricerca europea di lingua francese, coinvolgendo studiosi dell’Europa sia occidentale sia centro-orientale, intercettando anche lo studio delle relazioni interconfessionali sopraggiunte tra la fine del Medioevo e l’inizio dei tempi moderni, una problematica sollecitata dalla recente attualità scientifica e politica.

Diversità di approcci e di metodi ne hanno garantito la continuità nel corso degli anni, a partire dal primo convegno organizzato a Toulouse nel marzo 2007 dal titolo assai indicativo di Les Croisades tardives. Bilan historiographique et état de la recherche. Dopo aver posto le basi per lo status quaestionis e tratteggiate alcune prospettive di ricerca, il percorso si è dipanato in forma interdisciplinare, con l’obiettivo di comparare le realtà di alcune aree geografiche considerate marginali e/o periferiche e offrire agli studiosi non adusi alla ribalta internazionale, l’occasione di incontrarsi e comparare i propri risultati.

Lo stesso impiego del termine di crociata non significa limitare la riflessione esclusivamente alle imprese patrocinate o auspicate dall’autorità papale16. Gli studi hanno così messo in luce come sia ormai imprescindibile guardare all’insieme dei conflitti che si svolsero durante questo “periodo lungo” nel quale almeno uno dei partecipanti aveva giustificato la propria azione in termini di difesa o di diffusione della fede. La crociata appare, dunque, come un descrittore fenomenologico applicato a un tipo specifico di fenomeno (la guerra contro l’infedele o l’eretico) secondo uno spettro diacronico e anche sincronico.

Le ultime crociate dell’età medievale avevano coinvolto soprattutto le due estremità del bacino del Mediterraneo, ma se da un lato questo confronto non viene meno (Regno di Spagna, Papato e Venezia versus Impero ottomano)17, dall’altro nuova linfa è giunta dal dialogo intercorso tra medievisti e modernisti dell’Europa centrale e meridionale (Impero germanico versus Impero ottomano). Ecco allora che l’analisi dello spazio e della funzione della componente confessionale diventa cruciale, specie se supportata dal confronto con le identità nazionali emergenti e le ideologie del potere e della sovranità che vengono elaborante nell’Europa del tempo. Molti furono i testi letterari che fiorirono dando conto dei numerosi “progetti di crociata” che presero forma dal XV secolo, nel momento stesso in cui cominciarono ad affermarsi le identità nazionali nel contesto di mutazione delle relazioni tra Occidente e Oriente musulmano e ortodosso. Si sarebbe inaugurato un tempo lungo di sconvolgimenti e di crisi cruciale per l’Occidente che venne segnato dall’avanzata ottomana, della reconquista e dei progetti di espansione dei regni iberici, le crociate contro gli hussiti in Boemia, la lotta contro gli eretici nell’Europa settentrionale e le diverse declinazioni del protestantesimo18.

L’ampliamento del campo di indagine delle “crociate tardive” è stato supportato dalla dilatazione della ricognizione, uso e comparazione del materiale documentario scoperto e/o riletto in quest’ottica e accompagnato da un’approfondita riflessione sugli argomenti utilizzati, sui mezzi della loro diffusione e sulle condizioni della loro recezione. Nuovi spunti sono emersi da esortazioni, discorsi e sermoni che incoraggiarono a usare la forza in difesa della cristianità, preservare l’ortodossia o propagandare la fede. Oggi, mentre con nuova e globale sensibilità transculturale si guarda alla storia del bacino orientale del Mediterraneo in età moderna e alle sue fonti, le cronache, i resoconti di viaggio offrono, se non informazioni nuove, certamente il riflesso diretto della sensibilità religiosa e politica del tempo, che non mancava, tuttavia, né di acume strategico né di visione d’insieme.

Animati all’inizio dal desiderio di recuperatio della Terra Santa, le aspirazioni veicolate nei progetti di crociata si orientarono in seguito in maniera differente, in ragione della minaccia più ravvicinata e pressante che facevano pesare sulla Cristianità da un lato gli eretici e dall’altro la Sublime Porta. Si coglie come lo statuto, le condizioni di redazione di questi testi e le motivazioni dei loro autori appaiono spesso estremamente ambigue, la loro proliferazione non manca di stupire, quando le grandi spedizioni armate al servizio della fede non avevano il vento in poppa, sebbene l’opinione comune degli studiosi a tale soggetto si è rivelata spesso dispregiativa. Intorno a questo corpus documentario vasto e composito nei secoli moderni, spesso ritenuto un’accozzaglia di luoghi comuni non più alla moda o di sogni alimentati da alcune personalità isolate e distaccate dalle realtà del loro tempo, c’è ancora spazio per un lavoro serio che ne tributi la giusta rivalutazione.

Si tratta di illuminare con una luce nuova, mentre si applicano sguardi interpretativi incrociati, degli autentici collegamenti scavando in questa preziosa documentazione, combinando lo studio dei singoli casi e degli approcci tematici, fondati sugli aspetti geografici, strategici e diplomatici.

A titolo esemplificativo, vale la pena ricordare qui due iniziative editoriali che hanno il pregio di promuovere la riproduzione anche di questa tipologia di testi. La prima è sostenuta dalla Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, che sotto il titolo di Documents relatifs à l’histoire des croisades, ha attivato una collana che accoglie una serie di volumi indipendenti, ciascuno consacrato a un testo edito senza la preoccupazione di un ordine sistematico, tanto che, accanto a opere di carattere storico, vengono trascritti documenti privati e pubblici, relazioni di viaggi, testimonianze, ecc., tutti materiali che arricchiscono la nostra conoscenza del fenomeno crociato19. La seconda fa capo al gruppo di ricerca del Department of Theology and Religion dell’università di Birmingham su: Christian-Muslim Relations: 1500-1900 (CMR1900)20, che si affianca alla collana The History of Christian-Muslim Relations, presso l’editore Brill, con al suo attivo più di quaranta pubblicazioni21.

Non manca, poi, un periodico specifico come «Crusades» (Ashgate) che ambisce a trattare l’ampio arco cronologico costituito dai sette secoli che distanziano la prima crociata (1095-1102) dalla caduta di Malta (1798), e di riunire studiosi che lavorano e indagano aree molto diversificate, dal Baltico all’Africa, dalla Spagna al Vicino Oriente, con una spiccata attenzione interdisciplinare (teologia, diritto, arte, numismatica, e storia economica, sociale, politica, militare, culturale e religiosa)22. Anche qui massima attenzione è volta all’edizione di fonti storiche (narrative, omiletiche, e documentarie), unitamente a saggi interpretativi.

Dopo l’intuizione di Aziz Suryal Atiya e l’impulso dato dai lavori di Norman Housley23, la categoria di “crociate tardive” rimbalza oggi con tutta la sua forza evocativa trovando spazio e piena considerazione nel dibattito storiografico internazionale. Da intendersi ormai come la ricostruzione dell’incontro delle civiltà che si affacciano sul Mediterraneo e anche oltre (si pensi alla Persia safavide), e dei loro scambi di natura molteplice (politica, economica, sociale, religiosa e culturale), la storia delle crociate si sta sempre più identificando con lo studio dei conflitti e degli scontri che hanno segnato le relazioni tra Oriente e Occidente dal medioevo all’età moderna.

La vasta produzione editoriale corrisponde all’utilizzo del termine e della categoria di “crociata” ancora nei secoli più recenti. Nel XIX secolo le potenze utilizzarono la religione come grimaldello della questione d’Oriente: politica e fede si intrecciarono strettamente in questa rivalità imperiale e ogni nazione entrò in guerra nella convinzione che Dio fosse dalla sua parte. Ecco allora che Orlando Figes intitola uno dei suoi recenti studi: Crimea. L’ultima crociata24. Secondo lo storico britannico, quella che ha rappresentato il maggior scontro bellico nel XIX secolo per l’immenso numero di perdite umane, la prima «guerra totale», dev’essere considerata anch’essa una crociata poiché nel panorama della progressiva disgregazione dell’Impero ottomano, la permanenza di ragioni e categorie rimaste ancora immutate, dal medioevo a oggi, indica lo scontro in armi per motivazioni religiose. E in effetti furono proprio gli interessi religiosi a intrecciarsi con nazionalismi e rivalità imperiali. Per francesi e inglesi, essa costituì una crociata in difesa della libertà e della civiltà europea contro la minaccia barbara e dispotica della Russia, poiché il suo aggressivo espansionismo rappresentava una minaccia reale, non solo per l’Occidente, ma per l’intera cristianità. Ma anche lo zar Nicola I mascherò le sue intenzioni espansionistiche con una guerra di religione, una crociata per portare a termine la missione della Russia in difesa dei cristiani sudditi degli Ottomani: il voto solenne da lui pronunciato mirava a una conquista totale, nel rispetto di quella santa missione di Mosca, terza Roma, per estendere l’impero degli ortodossi fino a Costantinopoli e Gerusalemme.

Nel corso del XX secolo e in questi primi decenni del XXI la definizione di “crociata” viene applicata con una certa disinvoltura anche dai contemporaneisti ai conflitti che contrappongono cristianesimo e islam, usandola spesso come sinonimo di guerra santa. E anche le tematiche più attuali, come la comunicazione e il controllo sull’uso della strumentazione elettronica, sono messe a confronto con eventi e categorie storiografiche ormai quasi esclusivamente mitizzate. Ne è un esempio il convegno del 2019: Croisades et inquisition à l’ère numérique, nel corso del quale non è mancata la riflessione su alcune forme di religiosità o di identità “radicalizzata” nell’era informatica e dei data science. Non più il Mediterraneo, quindi, ma il web diventa lo spazio dove i presunti difensori dell’identità, antisemiti o razzisti, esprimono il loro rigetto delle altre culture, religioni o della secolarizzazione del mondo nella lunghezza di un tweet o di un post.


Note bibliografiche


1 Cfr. M.P. Pedani, Note di storiografia sull’Impero Ottomano, in «Mediterranea. Ricerche Storiche» 12 (2015), pp. 445-458. 

2 Cfr. A. Barbero, Benedette guerre. Crociate e Jihad, Roma-Bari, Laterza, 2009.

3 Indispensabile lo studio ormai classico di P. Alphandéry, La Chrétienté et l’idée de croisade, sous la dir. de A. Dupront, Paris, Albin Michel, 1952 (ed. it. La cristianità e l’idea di crociata, Bologna, Il Mulino, 1954). Sulla lunga durata dell’idea crociata, si veda l’ancora valida sintesi di Paul Rousset, La Croisade. Histoire d’une ideologie, Lausanne, L’Age d’Homme, 1983 (trad. it. L’ideologia crociata, Jouvence, Roma, 2000).

4 G. Poumarède, Pour en finir avec la croisade. Mythes et réalités de la lutte contre les Turcs aux XVIe et XVIIe siècles, Paris, PUF, 2004 (trad. it. Il Mediterraneo oltre le crociate. La guerra turca nel Cinquecento e nel Seicento tra leggende e realtà, a cura di F. Ieva, Torino, UTET, 2009, p. 9).

5 Ben in evidenza dall’indice di F. Cardini - A. Musarra, Il grande racconto delle crociate, Bologna, Il Mulino, 2019.

6 M. Pellegrini, La crociata nel Rinascimento. Mutazioni di un mito 1400-1600, Firenze, Le Lettere, 2014, p. 7. Di questo autore, si vedano anche: Le crociate dopo le crociate. Da Nicopoli a Belgrado (1396-1456), Bologna, Il Mulino, 2013; Guerra santa contro i turchi. La crociata impossibile di Carlo V, Bologna, Il Mulino, 2015. Si veda anche: E. Pujeau, L’Europe et les Turcs. La croisade de l’humaniste Paolo Giovio, Toulouse, PUM, 2015.

7 Di Giovanni Ricci, oltre a Ossessione turca. In una retrovia Cristiana dell’Europa moderna (Bologna, Il Mulino, 2002) e I turchi alle porte (Bologna, Il Mulino, 2008), si veda il fondamentale Appeal to the Turk. The broken boundaries of the Renaissance (Roma, Viella, 2018), versione ampliata e aggiornata dell’edizione italiana del 2011.

8 Valga per tutti A. Barbero. Lepanto. La battaglia dei tre imperi, Roma-Bari, Laterza, 2010.

9 Poumarède, Il Mediterraneo, p. 9; A. Wheatcroft, Il nemico alle porte. Quando Vienna fermò l’avanzata ottomana, Roma - Bari, Laterza, 2010 (ed. or. The Enemy at the Gate. Habsbourg, Ottomans and the Battle for Europe, London, The Bodley Head, 2008).

10 Cfr. S. Negruzzo, La «cristiana impresa».L’Europa e l’Impero Ottomano agli inizi del XVII secolo, Milano, Cisalpino, 2019.

11 A. Dupront, Du sacré. Croisades et pèlerinages. Images et languages, Paris, Gallimard, 1987; Id., Le Mythe de Croisade, Paris, Gallimard, 1997.

12 Poumarède, Il Mediterraneo, p. 9.

13 The Cathars and the Albigensian Crusade. A sourcebook, ed. by C. Léglu, R. Rist and C. Taylor, London-New York, Routledge, 2014; J.-L. Biget, Église, dissidences et sociétés dans l’Occident médiévale, études réunis par J. Théry, Lyon-Avignon, CIHAM, 2020. È quanto ha ispirato Eric Christiansen nel suo studio su: Le crociate del Nord. Il Baltico e la frontiera cattolica (1100-1525), Bologna, Il Mulino, 2016.

14 Cfr. le Conclusioni di Poumarède (Il Mediterraneo, pp. 517-524).

15 Collezione Méridiennes. Série «Croisades tardives», edite a Toulouse dalle Presses Universitaires du Midi: J. Paviot (dir.), Les projets de croisade. Géostratégie et diplomatie européenne du XIVe au XVIIe siècle, 2014; M. Nejedlý, J. Svátek (dir), La Noblesse et la Croisade à la fin du Moyen Âge. France, Bourgogne, Bohême, 2015; M. Nejedlý, J. Svátek (dir), Histoire et mémoires des croisades à la fin du Moyen Âge, 2015; D. Baloup, M. Sánchez Martínez (dir.), Partir en croisade à la fin duMoyen Âge, Financement et logistique, 2015; D. Baloup, R. González Arévalo (dir.), La Guerra de Granada en su contexto internacional, 2017; B. Weber (dir.), Croisades en Afrique. Les expéditions occidentales à destination du continent africain, XIIe-XVIe siècle, 2019.

16 Riferimento ancora imprescindibile: M. Petrocchi, La politica della Santa Sede di fronte all’invasione ottomana (1444-1718), Napoli, Libreria Scientifica, 1955. Fra gli approfondimenti recenti: G. Platania, Mamma li Turchi! La politica pontificia e l’idea di crociata in età moderna, Viterbo, Edizioni Sette Città, 2009; B. Weber, Lutter contre les Turcs. Les formes nouvelles de la croisade pontificale au XVe siècle, Rome, École Française de Rome, 2013.

17 Cfr. R.I. Burns, Moors and Crusaders in Mediterranean Spain, London, Variorum, 1978.

18 F. Cardini, Il Sultano e lo Zar. Due imperi a confronto, Roma, Salerno, 2018; G. Brunelli, La santa impresa. Le crociate del papa in Ungheria (1595-1601), Roma, Salerno, 2018.

19 Cfr. https://www.aibl.fr/publications/collections/documents-relatifs-a-l-histoire/article/documents-relatifs-a-l-histoire-2448?lang=fr

20 https://referenceworks.brillonline.com/browse/christian-muslim-relations-ii

21 https://brill.com/view/serial/HCMR Il comitato editoriale è composto da: Jon Hoover (University of Nottingham), Sandra Toenies Keating (Providence College), Tarif Khalidi (American University of Beirut), Suleiman Mourad (Smith College), Gabriel Said Reynolds, (University of Notre Dame), Mark Swanson (Lutheran School of Theology at Chicago), David Thomas (University of Birmingham).

22 https://www.routledge.com/Crusades/book-series/CRUSADES La redazione è affidata a Benjamin Z. Kedar (Hebrew University of Jerusalem); Jonathan Phillips (Royal Holloway, University of London) e Nikolaos G. Chrissis (University of the Athens).

23 A.S. Atiya, The Crusades in the Later Middle Ages, London Butler & Tanner, 1935; N. Housley, The later Crusades, 1274-1580. From a Lyons to Alcazar, Oxford, Oxford University Press, 1992; Id. (ed.), Documents on the Later Crusades, 1274-1589, New York, St. Martin’s Press, 1996; Id., Crusading and Warfare in Medieval and Renaissance Europe, Aldershot-Burlington, Ashgate, 2001; Id., Crusading and the Ottoman Threat. 1453-1505, Oxford, Oxford University Press, 2012; Id., The Crusade in the Fifteenth Century. Converging and Competing Cultures, London - New York, Routledge, 2016.

24 O. Figues, Crimea. L’ultima crociata, Torino, Einaudi, 2015. Secondo Arrigo Petacco, “ultima crociata” è da intendersi il secondo assedio di Vienna del 1683 (L’ultima crociata. Quando gli Ottomani arrivarono alle porte dell’Europa, Milano, Mondadori, 2010).