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Editoriale

Migration studies. Bilanci e prospettive – Valentina Favarò – Università degli Studi di Palermo - 16/02/2020

Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, in concomitanza con il crollo del muro di Berlino, la conclusione della guerra fredda e la ridefinizione degli equilibri fra le diverse potenze mondiali, il tema delle migrazioni, della mobilità e, in generale, delle molteplici forme di attraversamento delle frontiere si è imposto tanto nel dibattito politico internazionale, quanto nella riflessione storica volta a recuperare nel passato le origini di problematiche di estrema attualità. Da allora, accanto alle questioni relative al movimento di merci e capitali, il controllo (o meno) della circolazione degli individui è costantemente presente non solo nelle agende politiche degli Stati occidentali ma di riflesso, in uno spazio ormai globalizzato, anche laddove il fenomeno era stato in precedenza percepito come marginale (J. Lucassen-L. Lucassen-P. Manning 2010).

Non stupisce, dunque, che i migration studies costituiscano oggi uno dei campi di ricerca più fecondi delle scienze sociali e che, sotto questi stimoli, abbiano progressivamente allargato la prospettiva e l’oggetto di indagine così da mettere in luce processi di integrazione ed esclusione, di negoziazione e conflitto, visti come risultato della sedimentazione storica, seppur nell’evidente mutamento delle dinamiche di controllo e della gestione politica delle aree di confine (A. Pastore 2007; Di Fiore-M. Meriggi 2013). Proprio la questione della percezione di queste ultime da parte degli attori che vi insistono costituisce uno dei terreni d’indagine più interessanti (M. Bertrand-N. Planas 2011; P. Vila 2003), all’interno del quale è possibile affrontare tematiche che vanno ben oltre la migrazione intesa come spostamento di singoli o di gruppi da un luogo d’origine a uno di destinazione, ma che includono, per esempio, questioni legate ai processi di costruzione identitaria e di appartenenza o alle procedure di identificazione, affrontate con approcci culturali, giuridici, politici, oltre che economici e sociali.

L’adozione di tale prospettiva, oltre a evidenziare l’importanza dell’interazione tra soluzioni locali e processi globali e viceversa, consente, altresì, di ribadire il superamento del modello centro-periferia e dei più rigidi paradigmi fondati sul protagonismo della concezione di stato-nazione, per aprire a una storia più attenta agli ibridismi e agli scambi osmotici (S. Mezzadra-B. Neilson 2013; D. Newman 2006), resi possibili dalla porosità e fluidità dei confini, in una dimensione spaziale e non più, o non solo, nella loro linearità geografica (M. Casas-Cortes 2015; T. Wilson-H. Donnan 2012). Inoltre, quest’approccio metodologico appare quello più idoneo all’analisi dei fenomeni migratori dell’età moderna, soprattutto del XVI e XVII secolo, per i quali la ricostruzione meramente quantitativa potrebbe restituire dati non del tutto esaustivi, così come un approccio esclusivamente legato allo studio del funzionamento delle istituzioni pubbliche potrebbe lasciare in ombra l’interazione fra poteri concorrenti esercitati da soggetti privati (J. Bade 2001; M. Colucci-M. Sanfilippo 2009; G. Pizzorusso 2009).

Infine, significativa importanza ha assunto negli ultimi anni il proficuo consolidamento dell’approccio interdisciplinare nei migration studies, con un continuo dialogo fra storia, antropologia, sociologia e geografia, discipline oggi particolarmente attente sia a osservare le dinamiche migratorie “dal basso”, sia ad accogliere e integrare le suggestioni provenienti dai subaltern studies (R. Guha-G. Chakravorty Spivak 2002). Tale interazione ha infatti consentito di restituire la giusta complessità a un fenomeno che sovente è stato ricondotto a dinamiche legate alla povertà o alla ricchezza dei Paesi di partenza e arrivo – secondo la push-pulltheory – o all’emergere di crisi politiche foriere di congiunture emergenziali (F. Amato 2014; M. Colucci 2018).

Risulta particolarmente complesso indicare una bibliografia di riferimento per una tematica tanto ampia. Si ritiene tuttavia utile segnalare la presenza di riviste scientifiche interamente dedicate ai migrations studies, con contributi che offrono interessanti spunti di riflessione.

Un esaustivo elenco di Migration Journals si trova al link

https://www.iom.int/sites/default/files/our_work/ICP/MPR/Migration-Journals-EN.pdf